dell’inutilità di Roberto Bolaño

Ho provato una volta a leggere Roberto Bolaño. 2666 mi pare. Personaggi piatti, che sai già cosa faranno a 100 pagine di distanza. Dinamiche collose. Una sensazione simile a quella che mi fece gettare via un libro osannato come Auto Da Fè di Elias Canetti: son romanzi che l’autore ha in mente da anni come schema e nel momento in cui si mette a scriverlo non ne ha più voglia, è privo di ispirazione e lo fa solo per guadagnarsi da vivere.

Ora ho trovato questa intervista a Bolaño:

http://www.minimaetmoralia.it/wp/unintervista-inedita-a-roberto-bolano/

e ho finalmente capito cosa c’è che non andava nel suo modo di lavorare.

Odiava il suo lavoro.

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fra tre giorni saranno 7 anni esatti che non aggiornavo questo blog. ora dopo l’abbuffata di social networking e la conseguente indigestione e sbronza, pare che questo sia nuovamente il posto in cui esprimere i propri pensieri, buttare giù qualche appunto, abbozzare un’idea. la parabola facebook-twitter-google plus ha nuovamente toccato terra, almeno per me. gli early adopter sono spesso anche i primi a scendere dal nuovo giocattolo interessante. Oppenheimer, Fermi e Einstein furono i primi a capire che le bombe atomiche sono un’idea cretina in se.

la visibilità di un blog come questo è una parte infinitesima di quella che si può avere pubblicando su un social network, altrimenti tutti avrebbero ancora un blog e facebook sarebbe fallito. il punto non è la visibilità: il punto è contribuire contenuti interessanti non a un orticello privato, ma al web senza steccati. esattamente com’era dieci, venti anni fa, nell’era pre-social.

giusto per cominciare con qualche idea interessante, segnalo due link da Il Post* che per molti versi non c’entrano nulla fra loro, ma il filo conduttore a una seconda analisi è evidente:

Contro l’omicidio stradale

Si può osare un ragionamento tanto impopolare quanto inconfutabile, almeno nelle sue premesse? Proviamoci. Se i morti per incidente stradale, sono passati, nell`ultimo quarto di secolo, dai 6.621 dell`anno 1990 ai 3.385 del 2013, come è possibile parlare oggi di “emergenza” a proposito di questa indubbia tragedia? E, più in generale, come è possibile che la cosiddetta insicurezza percepita – l`ansia per sé, per i propri cari e i propri beni – sia così totalmente scissa dai dati concreti della criminalità reale? Per esempio, da un dato quale il seguente: nel 1990 gli omicidi volontari sono stati 1.633, mentre nel 2013 ne sono stati commessi 502.
Ora, sappiamo benissimo e da decenni che non sarà la razionalità illuministica e, tantomeno, la contabilità statistica a orientare i moti e i sentimenti dell`animo umano, a sedare le angosce collettive e a determinare gli orientamenti e, ancor prima, gli umori delle comunità. Ma, certo, l`ampiezza dello scarto tra alcuni dati di realtà e le elaborazioni fantasmatiche che covano nella mentalità condivisa, fa impressione. E temo che l`opera degli imprenditori politici della paura, pur così rilevante nel piegare a fini elettorali le emozioni dei soggetti più vulnerabili, non sia il fattore prevalente. E, tuttavia, a questo dobbiamo prestare attenzione, richiamati come siamo dall`attualità politico parlamentare. E` di appena due giorni fa l`approvazione da parte del Senato di un disegno di legge che introduce l`autonomo reato di omicidio stradale e che prevede un apparato sanzionatorio abnorme.

Luigi Manconi

La traiettoria dell’imbecille

La traiettoria dell’imbecille medio, ai tempi di Internet, è la seguente. La mattina si alza come tutti gli altri, apre Facebook e controlla gli aggiornamenti sulle scie chimiche, esce di casa e mentre va a lavorare dà un’occhiata a cosa dicono gli amici su Twitter, a volte prende un caffè al bar, a una certa ora torna a casa e si collega ai social network. L’imbecille medio ai tempi di Internet fa semplicemente il suo lavoro: spara imbecillità sugli argomenti più vari prevalentemente su Internet dove ha trovato altri come lui ed altri ancora diversissimi da lui con i quali confrontarsi. Ora però Umberto Eco è davvero preoccupato: teme che l’imbecille medio collegato ad Internet (lo stesso imbecille di prima ma con Internet in più) contagi il pianeta e crei danni irreparabili all’umanità. Come se l’imbecillità fosse un gene recessivo in eterno agguato. Il suo contributo è ancora una volta l’unico possibile: scrive libri, tiene conferenze, verga rubriche sui settimanali, interviene in TV o sui giornali spiegandoci le cose ed i rischi (soprattutto i rischi) con tono (quasi) bonario.

Massimo Mantellini

*c’è da dire che il post è attualmente uno dei pochi (l’unico?) quotidiani online con un minimo di dignità