Archivio per la categoria 'Comunicazione'

27
Nov
07

Censura e fascismo in carta da regalo

CensuraQualche giorno fa ho visitato un blog che tratta di tecnologia, linux, ooboontoo e correlati (diciamo pure il piu’ visitato su wordpress per intenderci). Non trovandomi d’accordo coll’Amministratore del blog in questione, ho pensato di scrivere un messaggio in cui esponevo in maniera appassionata ma civile le mie idee. Il risultato è che i miei post e quelli di chi interlocuiva con me sono stati cancellati e rimpiazzati da un commento del Kapo contenente offese di basso livello nei miei confronti. La mia possibilità di chiedere spiegazioni è stata nulla in quanto BANNATO.

Questi blog sono nati come luogo in cui discutere dei piu’ diversi argomenti e sono diventati molto peggio di qualsiasi quotidiano o periodico sulla carta stampata: pura comunicazione UNO a MOLTI. Le regole di questa comunicazione sono ovviamente fissate da chi gestisce il blog e grosso modo equivalgono : “qui fate come dico, dite ciò che voglio io, smettete di esistere quando dico IO”.

Ovviamente non mi sembra un modo produttivo di gestire una discussione, anzi, mi ricorda metodi già usati in anni passati, presenti e futuri che evidentemente sono intimamente legati alla natura umana.

Il problema di base è che un blog cessa di essere tale quando il numero di lettori diventa grande perchè influenza l’oggetto di cui si parla nel blog. Quando ciò che viene scritto dal Kapo arriva ad essere influenzato da ciò che scrive la plebe e costui cerca di seguire la tendenza della massa per raggiungere un audience sempre più alto, è il disastro e la fine di ogni spontaneità nel comunicare. Ovvero, la fine del blog.

Chi vuole apparire a tutti i costi simpatico ha ovviamente perduto ogni nozione di se. I blog dovrebbero a volte trasformarsi in URLATOI in cui ci si possa sfogare senza correre il rischio di essere bannati. Invece no, la ce(n)sura agisce filtrando ogni scintilla di disapprovazione delle Idee Kapi. E tutto diventa banale ASSECONDARE.

08
Nov
07

Radio Switzerland Internazionale

Radio Switerland InternazionaleOggi è un giorno di festa per l’informazione non libera e partigiana, costretta dai propri umori a scrivere dei fatti che appestano la società degli uomini ‘liberi’. Da oggi potete fruire di un nuovo canale di news, ragionamenti ponderati e stroncature d’autore. Vi starete chiedendo quanto potrà costare l’abbonamento a questo prodigio moderno, ma qui non troverete certo dettagli commerciali a schiarirvi le idee.

Qui, cari signori, si lasciano cantare i fatti! Mica trofie al pesto o tarallucci e vino.

Quandunque veniate assaliti da un desiderio irrefrenabile di conoscenza della Realtà, da oggi sapete a chi affidarvi. Laddove un evento smuova le onde telluriche delle coscienze Radio Switzerland Internazionale ci sarà.

Stay tuned!

 la redazione

14
Set
07

esprimersi con etichette

etichette...

tutto ciò che vedo è estremamente definito. riesco sempre a esprimere i sentimenti con precisione chirurgica. sono un venditore ambulante di ricci.

ho visto un tramonto. come averli visti tutti. d’altra parte un tramonto e’ un tramonto che altro puo’ essere. c’e’ un sole giallo arancio che scende sempre piu’ giu’ e dopo un po’ non si vede piu’. anche il sole poi, sempre uguale, sempre tondo. certo, durante le eclissi qualcosa cambia, ma alla fine, anche le eclissi, vista una, viste tutte. al mio album manca solo un sole eclissato che tramonta. si, questa mi manca. ieri ho pescato al fiume delle carpe grandissime. pero’ che pizza, il fiume e’ sempre lo stesso, stessa acqua, stesse carpe puzzolenti. vabbe’ quando mi stanco posso sempre fare altro. potrei comprarmi una moto da 300 cavalli e fare sempre da zero a cento in 2.56 secondi. son sicuro che dopo un po’ pero’, se non mi ammazzo prima, mi annoierei. forse la pittura. alle medie mi dicevano che ero portato per la pittura. magari potrei fare un sacco di soldi vendendo quadri. potrei dipingere un tramonto o due, chissa’.

14
Set
07

esprimersi senza etichette

Piegheimprecisione, concisione, approssimazione, efficacia, comunicabilita’. tutto cio’ che dico non centra mai il bersaglio. non c’e’ il bersaglio, come potrei centrarlo. parlare di dodecaedri da abitante di flatland. come fare? raggiungo il bordo dell’oggetto e l’oggetto cambia forma sotto di me. uso un grandangolo e forse sarebbe andata meglio una focale lunga. concetti fluidi cristallizzati in una sola forma delle infinite possibili. analogie creative l’unica salvezza di chi non ci rinuncia, non ha perso la speranza. la forma del fumo non ammette concisione, troppe parole per renderlo e lui e’ gia’ svanito nel nulla.

15
Giu
07

Prezzemolo secondo giorno…

Danza Seconda Parte

15
Giu
07

La danza del prezzemolo…

Prezzemolo Dance

27
Mag
07

Arte: impegno, possessione divina o entrambi?

Steve Coleman

Chi e’ l’Artista oggi? Chi era ieri? Che ruolo ha la predisposizione naturale o l’impegno individuale nel far definire qualcuno un artista? Ovvero, artisti si nasce o si diventa? Che relazione c’e’ oggi tra Arte e Mercato? Qual’e’ il giusto compenso per l’Artista?

Bene, forse 16 volumi di grossa taglia non basterebbero a sviscerare in tutti gli aspetti queste troppe domande e certamente non darebbero risposte definitive. Ammesso che ne esistano.

Quando qualcuno produce qualcosa, quasiasi cosa, una sedia, un libro, un pensiero scritto, una girandola o una gabbietta per uccellini, c’e’ il rischio che non venga presa per quel che e’, ma venga definita ARTE. La probabilita’ e’ piccola, ma esiste. La definizione di Arte e’ decisamente sdrucciolevole e quasi certamente qualsiasi definizione si dia sara’ ridicola, limitante e in sostanza sbagliata. Forse potremmo definire l’arte come quel qualcosa che non si lascia definire, come mi pare abbia detto Berio per la musica (subito smentendosi), ma pur essendo la definizione che funziona di piu’ almeno per me, non funziona affatto bene.

Ma allora chi o cosa stabilisce quando una cosa e’ Arte o e’ artigianato? Qualcuno potrebbe dire: “gli esperti”, qualcun altro dira’: “quando ha successo commerciale”, “quando trova il suo pubblico”. Qualcun altro arrivera’ a definire Arte qualsiasi cosa che susciti emozioni pur non essendo stato progettato per farlo. Ad esempio un bel paesaggio non l’ha mica progettato qualcuno eppure funziona piuttosto bene dal punto di vista emozionale. Magari un bello scorcio di Milano 2 con aiuola e laghetto finto sono un po’ meno “artistici”…

Van Gogh...Io credo che una caratteristica che ogni opera d’arte deve assolutamente possedere e’ l’incontenibilita’ nella mente dell’osservatore. Pero’ non bisogna esagerare! Se faccio sentire le Variazioni Goldberg suonate da Gould a uno che di solito non va oltre gli U2, al massimo mi devo aspettare: cavolo, bello il suono di questo pianoforte! E’ la sensazione di stupore per qualcosa che e’ andato piu’ in la’ di quello che riusciamo a concepire che contribuisce al farci dire: questa e’ Arte. Se mi sente Ratzinger o il suo caro amico Marcello Pera mi da subito del Maledetto Relativista che scombina le sfere celesti (o azzurre…) ma me ne infischio abbastanza.

Ma qui L’Amministratore, come lo chiama il polimorfo commentatore (s)mascherato, inizia a divagare perche’ il carbone ardente e’ difficile da tenere in mano per troppo tempo. Vediamo di ricomporre il quadro che si era schematizzato a matita all’inizio.

Ci sono varie forze oggi che fanno si che le persone siano sempre meno originali quando si esprimono non perche’ stiamo diventando tutti piu’ stupidi o dediti alla progettazione di ingranaggi invece che di grandiose sinfonie per oboe e martello pneumatico. No… il fatto e’ che il minestrone ha sempre piu’ ingredienti e venirne fuori con qualcosa di mai visto diventa sempre piu’ maledettamente difficile. Parafrasando la meccanica statistica, piu’ il sistema e’ esteso, piu’ le sue fluttuazioni sono piccole e rare. Ma allo stesso tempo c’e’ sempre piu’ gente che si dedica alla “produzione artistica”. Delle due forze, chi vince?

Tempo fa mi e’ arrivato all’orecchio un nome: Allevi. Un allegro ragazzo che tutti dicono essere un prodigio pianistico. Il nuovo Brahms l’ha definito qualcuno che non aveva digerito benissimo. Colto da curiosita’ ho scaricato illegalmente un suo brano mp3 e ho ascoltato forse per la meta’ del brano. Di piu’ non ce l’ho fatta. Una sinfonia di stereotipi e’ fuoriuscita dalle misere casse e non sono riuscito a completare l’ascolto di un singolo brano. Ora, che il ragazzo sia tecnicamente dotato, non ci piove. Ma, is it Art? Beh se la stessa registrazione la ascolta qualcuno che non ha mai sentito The Koln Concert di Keith Jarrett, potrebbe anche essere scambiata per arte. Ma non voglio prendermela con questo povero ragazzo che una tesi di laurea in Filosofia sul “Vuoto nella Fisica Moderna” ha di certo provato e sforzato. Basta non scaricare illegalmente i suoi brani e non fa danno a nessuno!

KandinskiIl problema e’ la diffusa applicazione delle regole del Mercato all’arte. Se voglio fare soldi, fondo una ditta che produce qualcosa che serve a un bel numero di persone e tutto va bene. Peccato che oggi l’arte, e in particolare la Musica, sono un bene di consumo, e sono costituite per la maggior parte da prodotti finalizzati al soldo e non, viceversa, frutto dell’incontenibile espressivita’ di qualche mente geniale che non puo’ fare a meno di vomitare su qualcuno o su qualcosa quello che ha dentro. Disinteressatamente. Eh si, e’ dura ma si puo’ progettare un ponte o un aereo a reazione, una bicicletta o un tritapane ma non si puo’ decidere un certo momento di produrre Arte. La divina possessione che guida la mano mentre produce il contenuto sublime non si puo’ prenotare ne per telefono, ne via internet. Si puo’ al massimo fertilizzare il terreno perche’ la cosa sia meno improbabile. Beh, pensateci, mica uno pensa: ora produrro’ qualcosa che nessuno ha mai fatto prima! La mente razionale riesce a gestire a maraviglia le cose gia’ viste, le piace maledettamente il ciclico, la cometa che passa ogni 78 anni, la combinazione lineare di elementi gia’ noti: in sostanza, la manipolazione di mattoncini Lego. Ogni tanto, non per nostri meriti, cade dal cielo la Fluttuazione Divina e un nuovo mattoncino si aggiunge alla collezione e magari si passa dalle rappresentazioni rupestri a Van Gogh e tutti gridano all’Artista.

Essere artisti oggi e’ davvero durissima. Se scrivi un bel libretto che piace a un sacco di gente, subito l’editore ti propone un contratto a un anno per pubblicarne un altro. Per carita’, non voglio sembrare troppo ingenuo fingendo di non sapere che da sempre il Padrone ha finanziato l’Artista per il suo gaudio e per cantarne la magnificenza, ma la liberta’ di manovra mi sembra sempre minore.

Tutto sommato qualcuno che tira fuori qualcosa di interessante ogni tanto salta fuori dal griogiore diffuso. E allora… solo un sacco di parole con cui ho solo smosso un po’ d’aria battendo sulla tastiera e alla fine la consapevolezza che tutto se ne va in calore: sia l’arte che l’impegno, sia il pittore che lo zappaterra.

23
Mag
07

Legal Torrents: musica e film

bittorrentHo scoperto questo sito molto interessante in cui si puo’ scaricare un bel po’ di materiale open source rilasciato quasi tutto con licenze Creative Commons di vario genere. C’e’ un po’ di tutto: dai film ai documentari, dagli audiolibri agli album di technogrunge-jazz-hiphop.

A seconda della licenza con cui vengono rilasciati i documenti, e’ lecito ad esempio rimontare un film in modo diverso dall’originale e ridistribuirlo, oppure prendere pezzi da brani musicali e usarli per altri album o come colonna sonora di un proprio film. Le possibilita’ sono notevoli e il limite e’ solo la creativita’.

Qualche esempio:

Route 66 – un documentario in cui tre ragazzi tedeschi vanno all’avventura su una vecchia Cadillac da New York a San Diego… coast to coast!

Star Wreck - parodia di Star Trek prodotta da alcuni ragazzi in un appartamento di due stanze…

Field Trip: West Siberia – viaggio nella Siberia Occidentale da Sud a Nord.

il resto lo devo ancora scoprire…

22
Mag
07

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questa pagina e’ stata volutamente lasciata in bianco

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04
Apr
07

La direzione della scalata

Monte Everest...Vi siete mai chiesti il perchè della direzione in cui state procedendo? Magari vi state impegnando con tutte le vostre forze contro infinite difficoltà per arrivare da qualche parte. Vi siete mai detti, si adesso sto faticando di brutto, ma poi…

Va bene, sembra un po’ stupido quello che sto scrivendo. Provo a esprimermi meglio. Non vi sembra che normalmente ci si comporti in un certo modo solamente per dei forti condizionamenti ambientali, sociali, convenzionali come se fossimo dei tori imbizzarriti che puntano un fazzoletto rosso con tutte le loro forze senza chiedersi un momento, o non abbastanza, il perchè. A me sembra un comportamento decisamente comune e spesso anche io mi sento partecipe di questo flusso che trasporta e da anche forza visto che molti assieme a noi si muovono nella stessa direzione senza un obiettivo comune tranne il remare a tempo per far muovere la barca nella direzione che noi non abbiamo deciso. Qualcun altro l’ha fatto per noi.

Perchè non iniziare a riflettere un po’ di più non tanto sul vero obiettivo, che non penso esista o sia rilevante, ma sul modo migliore per trascorrere il viaggio? Come punto di partenza potremmo ad esempio decidere noi la direzione della barca, magari accontentandoci di una barca più piccola e meno veloce ma da cui probabilmente il panorama si vede meglio, mentre viaggiamo possiamo scambiarci dei pensieri con chi ci sta attorno e non soltanto dei borborigmi privi di sense pronunciati quasi esclusivamente durante i pasti. Lo specchio d’acqua è naturalmente popolato da barconi enormi che producono onde altissime e qualche schizzo in faccia lo riceveremo di sicuro. Tante soddisfazioni (?) non potremo di sicuro togliercele, a bassa energia certe cose semplicemente non si possono fare, raggiungere. Ad alta energia tante cose sono possibili e tante di queste producono danni negli altri che ci circondano. Il numero delle cose che una persona può fare quando ha dei mezzi notevoli è enorme: quasi tutte perturbano l’ambiente in modo sensibile e spesso disastroso. Ogni piccolo centesimo di quello che possediamo rappresenta una frazione delle cose che esistono sulla Terra. Si è monetizzato tutto: l’aria, l’acqua, la terra, il fuoco. Tutti gli elementi fondamentali dei naturalisti greci è denaro. L’uomo moderno puo’ accumulare questa cosa astratta che chiamiamo soldi senza che marcisca o deperisca, che perda valore o che venga rubata. A patto di prendere delle elementari precauzioni. Ovviamente. Accumuliamo cose in un crescendo di frenesia e senza fermarci un secondo a chiederci perchè, a che pro, mi serve, mi farà stare meglio, mi sto davvero godendo il viaggio?

Abbiamo un’organizzazione sociale complessissima con una quantità enorme di livelli fittizi che ci oscurano la vista anche a chi si impegna per dipanare le ragnatele fitte che coprono la realtà nuda e cruda. Che forse fa paura a quasi tutti: la vera condizione umana di inutilità (!) e assenza di scopo (!)

Utilità, scopo, obiettivo. L’eredità della scienza newtoniana è pesante e difficilmente estirpabile dalla nostra cultura. Sembra che nel mondo ci debba sempre essere qualcosa che va modellizzato con un vettore, una freccia che simboleggia una forza applicata in un punto e che fa muovere qualcosa d’altro verso l’Obiettivo. Il Fine. La lente finalistica che abbiamo sugli occhi ci impedisce di cogliere l’assenza di scopo anche dove è più evidente. E questa mancanza di visione ci fa comportare in modo che agli occhi di uno esterno alla nostra società deve di certo sembrare bizzarro e assurdo. Ad esempio cosa penserà uno scimpanzè di quello che fa l’uomo?

Mi metto nei panni dello scimpanzè senza sentirmi sminuito.

Lo scimpanzè ci vede alzarci la mattina che ci laviamo con dei prodotti contenuti in barattoli un po’ strani dai colori decisamente sospetti. Eliminiamo accuratamente ogni odore che noi stessi produciamo. Poi prendiamo un oggetto estremamente tagliente ed eliminiamo i peli dalla nostra faccia/gambe/quel-che-è. Ora, abbastanza deodorati, deumanizzati, deanimalificati ci dirigiamo tonici e pieni di energia verso l’armadio e scegliamo qualche pezzo di stoffa di vari colori e ci copriamo il corpo come se ce ne vergognassimo. Ormai raggiunta la presentabilità sociale chiudiamo a chiave la nostra tana piena di cose strane e cambiamo tana: la macchina. Qui lo scimpanzè vedrà una varietà di tane mobili incredibile ma tutte fatte grosso modo alla stessa maniera e puzzolenti e rumorose uguale. Non vado avanti nell’osservazione perchè preferisco tornare nella foresta e andarmi a cercare qualche banana su un albero e divertirmi un po’ su delle liane fresche e resistenti che ho scovato da poco durante le mie infinite passeggiate nell’ombra fresca e accogliente. The Chimpanzee

Mi sa che quasi quasi resto scimmia. Ho il 97% dei geni in comune con quel pazzo che osservavo poco fa, ma non lo dimostro per niente! C’è un solo problema, nonostante io non chieda nulla all’uomo, lui se mi vede, bene che mi vada, mi rinchiude in uno zoo. Se va male mi spara perchè tanto non ho l’anima!

31
Mar
07

Sharing on the Net

emule
Qualche giorno fa una Commissione della Comunità Europea ha approvato a larghissima maggioranza (23-3) una proposta di legge che rende pienamente legittimo il file sharing di contenuti coperti da diritto d’autore purché questa attività non produca un guadagno illecito. Quindi se ciò che scarico resta in famiglia per il mio uso personale non ho nulla da temere.

In sostanza questa legge (ancora da approvare dal Parlamento stesso) ripristina lo stato di cose che esisteva prima del decreto Urbani (che è stato davvero Ministro! non era un’allucinazione! vi ricordo che anche calderoli è stato ministro!!! da non credere cosa riesce ad arrivare al potere).

Quindi cari ragazzi l’Europa, a quanto pare, fa muro contro muro sulla questione del copyright con gli Stati Uniti land of the free (market).

riscaldate bit torrent e compagnia

28
Mar
07

La chiesa deve stare zitta.

Cardinale...Non se ne puo’ piu’.

Ogni giorno c’è un vescovo, un cardinale o uno di quegli strani individui che si vestono in modo porporatamente bizzarro che si sente obbligato a dire la sua sulla questione dei Dico. Ma, dico, esiste in Italia qualcuno che voglia far rispettare il concordato? Io mi aspetto che il Presidente della Repubblica DICA in modo autorevole ma fermo che l’Italia è (uhm… aspira a diventare) uno stato laico in cui l’esistenza stessa della chiesa deve essere vista come un favore che le facciamo. Perche’ in un Paese serio le sette vengono guardate con sospetto dalle persone non del tutto rincretinite dalla televisione. Se qualcuno per strada sente parlare di scientology, pensa subito a un modo per fregare soldi ai facoltosi scemotti americani. Qui da noi la chiesa è il punto di riferimento per quello che dicono i politici. Ma si puo’?

No!

11
Mar
07

La Chiesa e i suoi difensori

 

Madre Mastella di CalcuttaLo scontro che da sempre è in atto tra la Chiesa e i laici raggiunge in Italia in questo periodo un livello che da tempo non si rilevava. La rabbia per il fatto che l’Italia sia sotto scacco da parte di una setta religiosa è immensa. In Italia non si può fare nulla che vada anche minimamente contro l’organizzazione religiosa più potente del mondo. E non si può fare nulla perche’ la maggior parte degli italiani è cattolica. Dopo più di duemila anni siano ancora li: anno zero. E’ proprio il fatto accaduto nella trasmissione di Santoro qualche giorno fa ad avermi fatto saltare i nervi anche più dei messaggi dei vari Ruini, Ratzinger e compagnia. Che Ruini e soci difendano la loro baracca mi sembra anche naturale, ma quando sento un buffone come Mastella che si indigna con Vauro per delle simpatiche vignette si cade davvero nel ridicolo.

I politici da sempre sfruttano la credulità della gente per avere più consensi, ma la cosa di cui mi rendo conto oggi è che ciò accade solo in Italia e in pochi altri posti al mondo altrettanto culturalmente degradati e pronti a credere a quasiasi buffonata, lacrimuccia madonnistica o a qualche miracoletto alla padre pio.

 

Quando, quando, quando in Italia non succederà più tutto questo?

Quando potremo vedere un dibattito tra politici senza che questi difendano le posizioni di una setta religiosa che non si capisce perchè ha avuto così tanto successo nel mondo specie fra i diseredati e i poveracci che si lasciano docilmente condurre dal pastorello di turno?

Temo che quel giorno sia ancora lontano. Non resta che continuare a lottare per un Paese libero dalle infestazioni rugginose-religiose e dalle ipocrisie tipicamente cattoliche.

06
Mar
07

I sette peccati capitali di Internet (e le sue virtù)

Ho appena letto un interessante intervento di Stefano Rodotà su Repubblica. Visto che si tratta di un discorso tenuto in sede istituzionale penso di poterne riportare integralmente la trascrizione.

Qual è il destino dei parlamenti nell’età dell’informazione e della comunicazione? Alcuni anni fa, quando cominciò il dibattito sulla democrazia elettronica, sembrava che le nuove tecnologie avrebbero portato ad una progressiva scomparsa della democrazia rappresentativa, sostituita da forme sempre più diffuse di democrazia diretta. Nel nuovo agorà elettronico i cittadini avrebbero potuto prendere sempre la parola e decidere su tutto.

La memoria dell’antica Atene e il modello dei town meetings del New England apparivano come la forma nuova della democrazia, con un intreccio tra antico e nuovo che avrebbe via via cancellato il ruolo dei parlamenti. Oggi queste ipotesi sono lontane, e la democrazia elettronica segue strade diverse da quelle di una brutale e ingannevole semplificazione dei sistemi politici. Ma questo non vuol dire che i parlamenti possano trascurare le grandi novità determinate dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che incidono profondamente sul loro ruolo e sul modo in cui si struttura il loro rapporto con la società. Non siamo di fronte a semplici strumenti tecnici, ma ad una forza potente, la tecnologia nel suo complesso, che sta trasformando in modo radicale le nostre società.

Stiamo passando, su scala mondiale, da un equilibrio tecnologico all’altro. Il primo, grande compito dei parlamenti, oggi, è dunque quello di cogliere questo momento, di compiere tempestivamente le scelte intelligenti necessarie perché l’insieme delle tecnologie si risolva in un rafforzamento complessivo della democrazia.

Sono divenute chiare alcune linee di analisi e di intervento, che possono essere così riassunte:
- evitare che le nuove tecnologie portino ad una concentrazione invece che ad una diffusione del potere sociale e politico;
- evitare che le nuove tecnologie si consolidino come la forma del populismo del nostro tempo, con un continuo scivolamento verso la democrazia plebiscitaria.

-evitare che ci si trovi sempre più di fronte a tecnologie del controllo invece che a tecnologie delle libertà;
- evitare che nuove disuguaglianze si aggiungano a quelle esistenti;
- evitare che il grande potenziale creativo delle nuove tecnologie porti non ad una diffusione della conoscenza, ma a forme insidiose di privatizzazione.

Pure l’età digitale, dunque, ha i suoi peccati, sette come vuole la tradizione, e che sono stati così enumerati: 1) diseguaglianza; 2) sfruttamento commerciale e abusi informativi; 3) rischi per la privacy; 4) disintegrazione delle comunità; 5) plebisciti istantanei e dissoluzione della democrazia; 6) tirannia di chi controlla gli accessi; 7) perdita del valore del servizio pubblico e della responsabilità sociale. Non mancano, tuttavia, le virtù, prima tra tutte l’opportunità grandissima di dare voce a un numero sempre più largo di soggetti individuali e collettivi, di produrre e condividere la conoscenza, sì che ormai molti ritengono che la definizione che meglio descrive il nostro presente, e un futuro sempre più vicino, sia proprio quella di “società della conoscenza”.

Al di là delle immagini e delle metafore, i parlamenti non sono chiamati a scegliere tra il bene e il male. Di fronte ad una realtà complessa, nella quale convivono società della conoscenza e società del rischio, i parlamenti non sono chiamati scegliere tra bene e male. Devono ribadire la loro storica e insostituibile funzione di custodi della libertà e dell’eguaglianza.
Non sono riferimenti retorici. La tecnologia è prodiga di promesse.

Alla democrazia offre strumenti per combattere l’efficienza declinante, e arriva fino a proporne una rigenerazione. Ma, se guardiamo al mondo reale, alle tendenze in atto, rischiamo di incontrare sempre più spesso un uso delle tecnologie che rende capillare e continuo il controllo dei cittadini. A queste tendenze bisogna reagire, non solo per sfuggire ad una sorta di schizofrenia istituzionale che spinge verso la costruzione di un mondo diviso tra le speranze di libertà e l’insidia della sorveglianza. E’ necessario soprattutto considerare realisticamente le dinamiche sociali, a cominciare da quelle che rischiano di produrre nuove diseguaglianze.

Questo problema viene solitamente indicato con l’espressione digital divide, ed effettivamente l’uso delle tecnologie, di Internet in primo luogo, produce stratificazioni sociali, l’emergere di nuove categorie di haves e di have nots, di abbienti e non abbienti proprio per quanto riguarda la fondamentale risorsa dell’informazione. Ma le più attendibili ricerche sul digital divide mettono in evidenza che il divario tra paesi sviluppati e paesi meno sviluppati, per quanto riguarda l’accesso ad Internet, non può essere esaminato riferendosi prevalentemente alle differenze di reddito. Pur rimanendo profondissime, infatti, le distanze riguardanti Internet tendono a ridursi più rapidamente di quelle relative alla ricchezza.

Questo vuol dire che i fattori influenti non sono tanto quelli economici, quanto piuttosto quelli sociali e culturali.

Conoscenza è parola che sintetizza le possibilità di accedere alle fonti, di elaborare il materiale, raccolto, di diffondere liberamente le informazioni. Già nell’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite si è affermato il diritto di ogni individuo alla libertà di opinione e di espressione “e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. Oggi questo diritto è in pericolo per la pretesa di molti Stati di controllare Internet, per l’esercizio di veri poteri di censura, per le condanne di autori di quelle particolari comunicazioni in rete che sono i blog.

Questa situazione non può essere ignorata, soprattutto perché alcune grandi società – Microsoft, Google, Yahoo!, Vodafone – hanno annunciato per la fine dell’anno la pubblicazione di una “Carta” per tutelare la libertà di espressione su Internet. I parlamenti non possono accettare che la garanzia del free speech, che gli Stati Uniti vollero affidare al Primo Emendamento della loro Costituzione, divenga materia di cui si occupano solo i privati, che evidentemente offriranno solo le garanzie compatibili con i loro interessi.
Internet è il più grande spazio pubblico che l’umanità abbia conosciuto, dove si sta realizzando anche una grande redistribuzione di potere. Un luogo dove tutti possono prendere la parola, acquisire conoscenza, produrre idee e non solo informazioni, esercitare il diritto di critica, dialogare, partecipare alla vita comune, e costruire così un mondo diverso di cui tutti possano egualmente dirsi cittadini.

Ma tutto questo può diventare più difficile, per non dire impossibile, se la conoscenza viene chiusa in recinti proprietari senza considerare proprio la novità della situazione che abbiamo di fronte e che impone di guardare alla conoscenza come il più importante tra i beni comuni.

La questione dei beni comuni è essenziale. Parole nuove percorrono il mondo – open source, free software, no copyright – dando il senso di un cambiamento d’epoca. Oggi, infatti, il conflitto tra interessi proprietari e interessi collettivi non si svolge soltanto intorno a risorse scarse, in prospettiva sempre più drammaticamente scarse come l’acqua. Nella dimensione mondiale assistiamo ad una creazione incessante di nuovi beni, la conoscenza prima di tutto, rispetto ai quali la scarsità non è l’effetto di dati naturali, ma di politiche deliberate, di usi impropri del brevetto e del copyright, che stanno determinando un movimento di “chiusura” simile a quello che, in Inghilterra, portò alla recinzione delle terre comuni, prima liberamente accessibili. Questa scarsità artificiale, creata, rischia di privare milioni di persone di straordinarie possibilità di crescita individuale e collettiva, di partecipazione politica.

La sfida lanciata ai parlamenti non riguarda soltanto la necessità di trovare nuovi equilibri tra logica della proprietà e logica dei beni comuni. Investe lo stesso modo d’intendere la cittadinanza. La vera novità democratica delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, infatti, non consiste nel dare ai cittadini l’ingannevole illusione di partecipare alle grandi decisioni attraverso referendum elettronici. Consiste nel potere dato a ciascuno e a tutti di servirsi della straordinaria ricchezza di materiali messa a disposizione dalle tecnologie per elaborare proposte, controllare i modi in cui viene esercitato il potere, organizzarsi nella società. Con questo vasto mondo – in cui la democrazia si manifesta in maniera “diretta”, ma senza sovrapporsi a quella “rappresentativa” – i Parlamenti devono trovare nuove forme di comunicazione, attraverso consultazioni anche informali, messa in rete di proposte sulle quali si sollecita il giudizio dei cittadini, procedure che consentano di far giungere in parlamento proposte elaborate da gruppi ai quali, poi, vengano riconosciute anche possibilità di intervento nel processo legislativo.

La rigida contrapposizione tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta potrebbe così essere superata, e la stessa democrazia parlamentare riceverebbe nuova legittimazione dal suo presentarsi come interlocutore continuo della società.
In questa prospettiva, i parlamenti debbono soprattutto impedire che le esigenze di lotta a terrorismo e criminalità e le richieste del sistema economico portino alla nascita di una società della sorveglianza, della selezione e del controllo, alterando quel carattere democratico dei sistemi politici di cui proprio i parlamenti sono i primi ed essenziali garanti.
Proprio le tecnologie, con la loro apparente neutralità, hanno rafforzato le spinte verso la creazione di gigantesche raccolte di dati personali.

La politica sta delegando alla tecnica la gestione dei più diversi aspetti della società, dimenticando, ad esempio, un principio chiaramente indicato nell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. In questa norma si ammettono limitazioni dei diritti per diverse finalità, compresa la sicurezza nazionale, a condizione però che si tratti di misure compatibili con le caratteristiche di una società democratica. I parlamenti devono esercitare con il massimo rigore questa funzione di controllo, senza delegarla ad altri organi dello Stato, fossero pure le corti costituzionali. Solo così possono evitare la trasformazione dei cittadini in sospetti, ed impedire che, con l’argomento della difesa della democrazia, sia proprio la democrazia ad essere perduta.

Questo è il discorso
che Stefano Rodotà
ha tenuto a Montecitorio
per l’apertura della
Conferenza internazionale
dell’Unione interparlamentare


(6 marzo 2007)