Archivio per la categoria 'Cinema'

23
Nov
07

Immagine-epidemia del corpo (e… viceversa)

Ha un sapore arcaico, nei tempi della mutazione elettronica, la figura dello “scienziato pazzo”, l’impronta dei dottori, Frankenstein o Mabuse. Non si tratta più di singoli soggetti, di isolati sogni di dominio e progetti di ingegneria genetica, oppure di malattie e di medicine, di pazienti e di dottori. Quando il cinema è costretto a ri-mettere in scena questi progetti, lo puo’ fare solo estremizzando gli effetti e le conflagrazioni (vedi Scanners) fino a far dimenticare il “soggetto”, il piccolo motore della storia, appunto lo scienziato pazzo e geniale.
Senza bisogno di registi che lo “sappiano” e ci mostrino di saperlo, il cinema sa bene di essere lui (e mostra di essere lui stesso) lo scienziato folle. E’ il cinema a impegnarsi direttamente nella costruzione di nuovi corpi, nuove sensibilità, nuove protesi elettroniche; e nuovi spettatori anche, secondo un processo che rammenta (nonostante tutte le differenze di contesto e di finalità) quello ipotizzato e utopizzato da Vertov mediante le virtù del cineocchio. Non c’è bisogno di untori, di maghi e stregoni a moltiplicare il morbo. Dilaga da sola l’epidemia, e se mai proliferano i vaccini: i milioni e miliardi di schermi televisivi sono già molto più che pustole o bollicine o bubboni, coprono già tutto il corpo (del cinema), e i vaccini inoculati sono (giustamente) a immagine di cio’ da cui ci si immagina di doversi difendere.
Corpo, è la parola chiave già pronunciata e scritta.

Da Enrico Ghezzi_ Paura e Desiderio Cose (mai) viste, Bompiani, Milano, 2003, pag. 298

08
Nov
07

Dziga with a movie camera

Vertov - Man with a Movie CameraUn “documentario” di Vertov che non passa su Rai1 in prima serata. E non c’è niente di cui scandalizzarsi. Per la prima serata il pubblico fedelmente abbonato ha già cio’ che si merita: il varietà che non varia d’una virgola da un cinquantennio ad oggi. Sempre il solito carosello per casalinghe e casalinghi annoiatissimi che non sanno che farsene di Dziga Vertov, e che domani andando a comprare al supermercato devono scegliere proprio quella marca consigliata dal presentatore di fiducia.
Pubblicità in prima serata.
Per gli altri, che nella telegogia non sanno viverci, è possibile scaricare questo “documentario” dal sito già indicato: http://www.molotovdigital.com. Il difetto di questa copia è quello di non essere dotata della colonna sonora “originale”… o di quella che è stata ricostruita seguendo gli appunti lasciati dal regista russo, versione che è scaricabile dal celeberrimo Emule (legalmente, essendo scaduti i termini del copyright NDM).
Il film di Vertov è un documentario, s’è detto, o cosi’ almeno viene classificato. Ma, tutti coloro che hanno in mente Moore, come paladino o esempio del documentario, resteranno delusi e forse schifati. Il film di Vertov ha la pretesa di costruire un linguaggio cinematografico “totale”, affrancato da commistioni letterario teatrali, che obbliga lo spettatore a restare incollato alla ritmica delle immagini, e non a farsi una facile (fallace) opinione qualunquista del tipo: “guardate com’è cattivo quel porco di George Bush”, o peggio ancora l’italianissimo “Viva Zapatero!”, che sembra nient’altro che un panegirico in onore della Guzzanti stessa, che si spaccia per martire della censura rai-di-stato. Ma documentari come quelli di Moore o della Guzzanti, che piacciono cosi’ tanto al popolo votante, lasciano il tempo che trovano… sopratutto lasciano quel senso di tronfia soddisfazione in chi ha pagato il biglietto e si dice: “pero’! gnegna dette quattro a quelli li’!”.

Per quanto riguarda Vertov, invece il problema è quello di costruire un CORPO. Qualcosa di contundente. Le immagini che sfilano in un montaggio ritmico non hanno nulla a che fare con nessun tipo di propaganda, ma sono il corpo del cinema (occhio), che si proietta dritto dritto nell’occhio d’uno spettatore che deve solo placidamente subire, accogliere, lasciarsi invadere dalle peregrinazione dell’uomo-con-la-macchina-da-presa in giro per una città russa.
Forse un parallelo con Dziga Vertov, potrebbe essere The Cameraman di Buster Keaton. La trasognata assenza del “comico” americano ha lo stesso raggelante effetto sullo spettatore, che si trova obbligato ad una mimesi con la faccia di sasso di Buster, un mezzo sorriso, e un mezzo pianto. Uno spettatore incollato alla poltroncina, immerso in una parodistica imitazione di Giano. Sulla soglia tra lo sberleffo e il serio. Tra il documentario, che ci racconta una realtà pre-esistente, e la realtà del Corpo-Cinema che ci proietta una realtà con un surplus di vero… un surplus di vero che è quella parte che s’aggiunge grazie al cosidetto “gesto artistico”… quell’inspiegabile gesto che fa si che un qualcosa, sia allo stesso tempo, anche qualcos’altro; cosichè “la promenade” a zonzo per città russe, non è un semplice ritratto d’epoca, in cui il regista cataloga tutti quegli oggetti che si crede siano sintomatici del suo tempo. Il film di Vertov è ritmica, e con questa ritmica introduce direttamente la sensazione visiva di ri-trovarsi in una russia d’inizio secolo… cosi’ che il gesto di Vertov trasforma le macchine il traffico le ore di lavoro l’alba non in una lista salmodiante, che metterebbe in rapporto dialettico la modernità con chissà quale svuotamento o alienazione, ma scatena un linguaggio cinematografico che ha assimilato le forze più possenti di quel moloch che si suole chiamare modernità: accellerazioni, frenate repentine, sovrapposizione, spasmodice risa e furibonde masse che si moltiplicano in riflessi sovrapposti ecc… questo è cio’ che aggiunge alla “realtà” il gesto artistico di Vertov… (cosi’ come succede per l’orinatoio di Duchamp: è per questo che nessuno va al MoMa di NewYork,per pisciarci dentro… ma per “ammirarlo”…. e, se si vuole, si potrebbe ipotizzare un ulteriore gesto artistico sull’oggetto duchampiano: immaginiamo un artista che vada al MoMa coll’intento di pisciare nell’orinatoio di Duchamp, ripetendo in sostanza il gesto che lo stesso Duchamp aveva compiuto “ai danni” della Gioconda… trasformando cosi’ l’orinatoio al MoMa in un “vero” urinatoio, e dunque sostanzialmente, rimettendo in causa, la messa in causa del gesto di Duchamp, che voleva fare dell’orinatoio un opera d’arte (del Ready-made, l’opera).. e ora, ripisciandoci dentro, si riconsidererebbe l’orinatoio come tale, e quindi il Ready-made verrebbe negato, eppur confermando che la “trovata” duchampiana è difficilmente smentibile… è chiaro?…)/////

Insomma. Buona visione.

… e se si vuole “approfondire” il discorso sul “qualcos’altro” che viene introdotto dal gesto artistico, si puo’ leggere il divertente “Perchè un cigno?” in Gregory Bateson_ “Steps to an Ecology of Mind”, Chandler Publishing Company, 1972, NewYork

07
Nov
07

Molotov Film

Molotov Digitalieri sera un mio amico mi ha nominato un film vecchissimo di cui conoscevo solo il titolo essendo stato ripreso per un recente disco pseudo-jazz… ho allora cercato il titolo: man with a movie camera (l’uomo con la macchina da presa) di Vertov su gugol e dopo un po’ ho trovato un sito contenente un buon numero di film senza copyright liberamente scaricabili. il sito si chiama: http://www.molotovdigital.com e l’unica cosa che vi chiedono e’ una rapida registrazione con attivazione da email. Per evitare possibili ondate di spam, registratevi con un email a cui tenete poco… con sorpresa ho notato che quasi tutti i titoli in catalogo sono free e usando il protocollo torrent lo scaricamento e’ a dir poco veloce. diciamo che in un’ora ho scaricato una decina di film completi. i titoli piu’ interessanti vanno da Nosferatu a La corazzata Potjemkin, da Rashomon a un cospicuo numero di film di Chaplin. molti sono ovviamente film muti…

Buona visione!

23
Mag
07

Legal Torrents: musica e film

bittorrentHo scoperto questo sito molto interessante in cui si puo’ scaricare un bel po’ di materiale open source rilasciato quasi tutto con licenze Creative Commons di vario genere. C’e’ un po’ di tutto: dai film ai documentari, dagli audiolibri agli album di technogrunge-jazz-hiphop.

A seconda della licenza con cui vengono rilasciati i documenti, e’ lecito ad esempio rimontare un film in modo diverso dall’originale e ridistribuirlo, oppure prendere pezzi da brani musicali e usarli per altri album o come colonna sonora di un proprio film. Le possibilita’ sono notevoli e il limite e’ solo la creativita’.

Qualche esempio:

Route 66 – un documentario in cui tre ragazzi tedeschi vanno all’avventura su una vecchia Cadillac da New York a San Diego… coast to coast!

Star Wreck - parodia di Star Trek prodotta da alcuni ragazzi in un appartamento di due stanze…

Field Trip: West Siberia – viaggio nella Siberia Occidentale da Sud a Nord.

il resto lo devo ancora scoprire…

31
Mar
07

Sharing on the Net

emule
Qualche giorno fa una Commissione della Comunità Europea ha approvato a larghissima maggioranza (23-3) una proposta di legge che rende pienamente legittimo il file sharing di contenuti coperti da diritto d’autore purché questa attività non produca un guadagno illecito. Quindi se ciò che scarico resta in famiglia per il mio uso personale non ho nulla da temere.

In sostanza questa legge (ancora da approvare dal Parlamento stesso) ripristina lo stato di cose che esisteva prima del decreto Urbani (che è stato davvero Ministro! non era un’allucinazione! vi ricordo che anche calderoli è stato ministro!!! da non credere cosa riesce ad arrivare al potere).

Quindi cari ragazzi l’Europa, a quanto pare, fa muro contro muro sulla questione del copyright con gli Stati Uniti land of the free (market).

riscaldate bit torrent e compagnia