Archivio per Ottobre 2007

16
Ott
07

Mathematical ignorance: socially irrelevant today

Stella

Whenever a socialite shows off his flair at a cocktail party by reciting a stanza from an obscure poem, he is considered well-read and full of wit. Not much ado can be made with the recitation of a mathematical formula, however. At most, one may expect a few pitying glances and the title ‘party’s most nerdy guest’. To the concurring nods of the cocktail crowd, most bystanders will admit that they are no good at math, never have been, and never will be.

 

Actually, this is quite astonishing. Imagine your lawyer telling you that he is no good at spelling, your dentist proudly proclaiming that she speaks no foreign language, and your financial advisor admitting with glee that he always mixes up Voltaire with Moliere. With ample reason one would consider such people as ignorant. Not so with mathematics. Shortcomings in this intellectual discipline are met with understanding by everyone.

 

Tratto dall’introduzione del libro: The Secret Life of Numbers di George G. Szpiro.

Aggiornamento: a grande richiesta aggiungo una mia pessima traduzione…

Ogni volta che qualcuno di classe sociale elevata fa sfoggio di talentuosità ad un cocktail party recitando una stanza da un oscuro poema, è da tutti considerato di buone letture e intelligente. D’altra parte, recitando una formula matematica, difficilmente si potrà raggiungere lo stesso effetto scenico. Al massimo, ci si potrà aspettare qualche sguardo compassionevole e l’assegnazione del titolo “il più secchione del party”. A quel punto gli astanti ammetteranno compiaciuti tra loro di non essere per nulla dotati in matematica, di non esserlo mai stati, e di non poterlo mai divenire.

Effettivamente, questo stato delle cose è abbastanza incredibile. Immaginate il vostro avvocato raccontarvi di non saper scrivere correttamente, il vostro dentista proclamare con orgoglio di non conoscere alcuna lingua straniera, o il vostro promotore finanziario ammettere candidamente di confondere sempre Voltaire con Moliere. A buon merito queste persone sono generalmente considerate ignoranti. Non così per la matematica. Scarse conoscenze in questa disciplina sono da tutti considerate peccati veniali assolutamente da perdonare.

16
Ott
07

ceci n’est pas un titre – ovvero – direzione obbligata di un insieme di corpi

quando non si ha nulla da dire e’ necessario dire qualcosa. quando e’ necessario dire qualcosa non si ha nulla da dire. quando non e’ necesario dire qualcosa, qualcosa saltera’ fuori dal nulla.

non che con le tre frasi precedenti volessi dire qualcosa… pero’ qualcosa esce sempre dal flusso di idee cretine che ci viaggia in testa in quasiasi istante.

una volta ho incontrato il libero arbitrio e sono stato ammonito. da quel momento seguo le leggi di Newton con piu’ attenzione.

succedono cose strane nel mondo: premi nobel per la pace ad americani maestri del marketing, monaci buddisti che si fanno spingere dagli americani a buttare giu’ un regime che nella piu’ rosea delle aspettative verra’ sostituito da un altro equivalente ma stello-strisciato, veltroni eletto segretario del PD(!), il buco dell’ozono si e’ quasi richiuso, l’anidride carbonica continua a salire e con lei la temperatura degli autunni.

l’italia e’ (quasi) un paese perfetto: per diventarlo basta eliminare il blog di grillo, report e annozero. certo pero’ che ogni volta che si mette la polvere sotto il tappeto prima o dopo uno sbuffo di vento la tira di nuovo fuori.

la societa’ moderna e’ troppo complicata per essere veramente capita da qualcuno. non che sia mai stato distribuito un manuale di istruzioni pero’. ma come si fa a barcamenarsi tra grillo che porta in piazza un milione di persone nervosucce perche’ le cose non vanno e fini che dice di aver portato in piazza mezzo milione di persone per lo stesso motivo e per la sicurezza(!)

poi ci sono i 3.302.768 votanti per il PD che va sempre piu’ lontano da dove era partito… DP! bello questo pd, almeno ha una sigla simmetrica quando la scrivo in minuscolo ma non si capisce molto se quello che vogliono i suoi dirigenti lo vogliono anche i suoi elettori.

la democrazia e’ semplice: basta mettere un segno sul simbolo che ti fa meno paura. la democrazia si basa sulla teoria della misura, no per fortuna non c’entra l’integrale di lebesgue e nemmeno l’insieme di cantor… no, in democrazia vince chi decide di usare il termometro che gli fa piu’ comodo: la legge elettorale.

penso che tirare a sorte sarebbe meno ingiusto: almeno avremmo una vera alternanza al governo, zero elezioni truccate, zero controllo sulle televisioni e sui mezzi di informzione, zero interviste ai politici all’ora di pranzo, zero tribune elettorali. mica male.

certo il popolo potrebbe innervosirsi… cosi’ non puo’ piu’ esprimere il suo voto accidenti. non puo’ piu’ andare a giocare la schedina ogni cinque anni. poverino, lui, il popolo che si impegna tanto a capire come funziona la societa’, e poi lo si defrauda di un diritto (non da lui) acquisito. diciamoci la verita’, le elezioni oltre quelle del sindaco sono una buffonata. almeno il sindaco se vuoi puoi andare a vederlo, scocciarlo, pedinarlo… a veltroni chi lo vede piu’ dopo che l’hai eletto? se vuole il mio voto mi deve lasciare almeno un recapito telefonico o il suo email.

forse il problema sono questi stati abnormi da quasi cento milioni di abitanti ad essere il vero ostacolo alla democrazia. o forse il problema e’ che siamo in troppi e il troppo come si sa…