Vedersi rappresentati, io e i miei fratelli, in questa danza ridicola che l’Amministratore ci vuol far danzare, mi sembra solo un modo irrispettoso di considerare la vita di un prezzemolo.
Io pretendo che l’Amministatore si scusi per quest’uso volgare che ha fatto di noi “prezzemoli”.
Io pretendo le sue scuse, e in caso contrario chiedero’ l’intervento dell’autoritas contro “il maltrattamento delle piante”.
Vorrei avvertire inoltre l’Amministratore, che se non gli bastassero le precedenti minaccia, godo anche dell’appoggio del partito dei Verdi, che ultimamente si è molto preso a cuore il problema del prezzemolo, e so che a breve vi sarà una legge che punisce gli razzisti del prezzemolo con la pena di ingurgitare un quintale di prezzemolo in una settimana!
Quindi l’Amministratore si guardi bene dal fare un certo uso di noi prezzemoli…. ci deve portare rispetto, perchè noi l’esiggiamo…
e poi perchè è la legge a prescriverlo e il buon senso che insegna a non isnultare gli altri!
La prossima volta faccio ascoltare al prezzemolo Glenn Gould, vediamo se cresce meglio o danza di piu’… secondo me il prezzemolo non è audioleso… o almeno molto meno di molti umani.
“Dipendesse da me prescriverei anche delle goccie di Schoenberg…
Un bel distillato di Pierrot Lunaire stempererebbe a sufficenza l’ortodossia del gusto in musica, riportando il suono verso quella soglia a cui Bach aveva osato portare la melodia…
Lontano dal gusto d’ogni tempo, dal gusto personale, la musica si fa sfida all’udito, sfida al timpano, al sentire umano… tentando delle zone, delle sonorità che escludono il giudizio, ma si prestano più ad un ascolto paziente, assente, passivo, contemplativo…
Quasi che non si trattasse più nell’ascoltare, di dover giudicare un risultato, ma l’ascolto diventa qualcosa di simile al muoversi (mentalmente-auditivamente) con “la struttura” dell’opera…
In fondo, come se l’ascolto fosse una propria esecuzione uditiva… e non un momento giudiziario in cui si conferma un gusto…
Insomma non applaudire a fine concerto quel povero musicista sudato sul palco…. ma criticarsi in quanto auditori…
Ripensare la musica, l’opera… non ascoltare…
E credo, in fondo, che questo “metodo” che ho provato a tracciare, non riguardi solamente coloro che leggono degli spartiti, cioè a dei “musicologi”…
Quello che della musica è grandioso, direi quasi osceno, è il fatto che la musica non la si ascolta con le note… ma puo’ essere letta con ogni altro tipo di “materiale”….
Per questo forse associamo la musica alla “sensazione”, cioè a quella soglia percettiva in cui l’intervento dell’intelligenza opera ad un livello differente, più pregnante forse, dell’intelletualizzazione (che sono ad esempio le note su uno spartito, o una critica musicale)….
Quello che qui dico per la musica, certamente vale per tutto il resto: non si legge un racconto con le parole (con la linguistic
linguistica, o la semiologia), non si guarda un quadro con la teoria dei colori ecc ecc…
Quindi cio’ che affermo è certamente d’una banalità evidente, ma forse talmente banale che si tende a volerla evitare, proprio per la paura che si ha di passare per degli non-intelletuali…
Il banale in questo caso è certamente luogo comune, ma forse ogni tanto qualche luogo comune andrebbe ridestatto nella sua interezza, invece di scalzarlo con “qualcosa di più intelligente”… delegittimando il luogo comune…
Ma tant’è… ascoltare musica è un’esperienza che investe non solamente il piano uditivo… cioè non serve solamente a dare un’arietta da fischiettare alla nostra mente…
Ma è piuttosto il tentativo di disaccordare la nostra mente, nel tentativo d’un’accordo più ampio, più sfuggevole, più preciso…”
Oh cavolo il mio scarno francheese è stato messo alle corde…
Avrei preferito che il signor Duchamp avesse detto direttamente:
“Should you put the hilt of the foil in the quilt of the goil?”
lui e i suoi mondi privati… ma non so di che parlo.
Vedersi rappresentati, io e i miei fratelli, in questa danza ridicola che l’Amministratore ci vuol far danzare, mi sembra solo un modo irrispettoso di considerare la vita di un prezzemolo.
Io pretendo che l’Amministatore si scusi per quest’uso volgare che ha fatto di noi “prezzemoli”.
Io pretendo le sue scuse, e in caso contrario chiedero’ l’intervento dell’autoritas contro “il maltrattamento delle piante”.
Vorrei avvertire inoltre l’Amministratore, che se non gli bastassero le precedenti minaccia, godo anche dell’appoggio del partito dei Verdi, che ultimamente si è molto preso a cuore il problema del prezzemolo, e so che a breve vi sarà una legge che punisce gli razzisti del prezzemolo con la pena di ingurgitare un quintale di prezzemolo in una settimana!
Quindi l’Amministratore si guardi bene dal fare un certo uso di noi prezzemoli…. ci deve portare rispetto, perchè noi l’esiggiamo…
e poi perchè è la legge a prescriverlo e il buon senso che insegna a non isnultare gli altri!
Asppetto le scuse dell’Amministratore…
… e prima d’uscire di casa, non dimenticare di pulirti le scarpe…
… visto che qui si vogliono ristabilire delle regolette di bon-ton
voglio dispensare anch’io il mio principio igenico del giorno:
Agli audiolesi prescrivo due goccie di Glenn Gould ogni sera prima di non andare a dormire.
La prossima volta faccio ascoltare al prezzemolo Glenn Gould, vediamo se cresce meglio o danza di piu’… secondo me il prezzemolo non è audioleso… o almeno molto meno di molti umani.
“Dipendesse da me prescriverei anche delle goccie di Schoenberg…
Un bel distillato di Pierrot Lunaire stempererebbe a sufficenza l’ortodossia del gusto in musica, riportando il suono verso quella soglia a cui Bach aveva osato portare la melodia…
Lontano dal gusto d’ogni tempo, dal gusto personale, la musica si fa sfida all’udito, sfida al timpano, al sentire umano… tentando delle zone, delle sonorità che escludono il giudizio, ma si prestano più ad un ascolto paziente, assente, passivo, contemplativo…
Quasi che non si trattasse più nell’ascoltare, di dover giudicare un risultato, ma l’ascolto diventa qualcosa di simile al muoversi (mentalmente-auditivamente) con “la struttura” dell’opera…
In fondo, come se l’ascolto fosse una propria esecuzione uditiva… e non un momento giudiziario in cui si conferma un gusto…
Insomma non applaudire a fine concerto quel povero musicista sudato sul palco…. ma criticarsi in quanto auditori…
Ripensare la musica, l’opera… non ascoltare…
E credo, in fondo, che questo “metodo” che ho provato a tracciare, non riguardi solamente coloro che leggono degli spartiti, cioè a dei “musicologi”…
Quello che della musica è grandioso, direi quasi osceno, è il fatto che la musica non la si ascolta con le note… ma puo’ essere letta con ogni altro tipo di “materiale”….
Per questo forse associamo la musica alla “sensazione”, cioè a quella soglia percettiva in cui l’intervento dell’intelligenza opera ad un livello differente, più pregnante forse, dell’intelletualizzazione (che sono ad esempio le note su uno spartito, o una critica musicale)….
Quello che qui dico per la musica, certamente vale per tutto il resto: non si legge un racconto con le parole (con la linguistic
linguistica, o la semiologia), non si guarda un quadro con la teoria dei colori ecc ecc…
Quindi cio’ che affermo è certamente d’una banalità evidente, ma forse talmente banale che si tende a volerla evitare, proprio per la paura che si ha di passare per degli non-intelletuali…
Il banale in questo caso è certamente luogo comune, ma forse ogni tanto qualche luogo comune andrebbe ridestatto nella sua interezza, invece di scalzarlo con “qualcosa di più intelligente”… delegittimando il luogo comune…
Ma tant’è… ascoltare musica è un’esperienza che investe non solamente il piano uditivo… cioè non serve solamente a dare un’arietta da fischiettare alla nostra mente…
Ma è piuttosto il tentativo di disaccordare la nostra mente, nel tentativo d’un’accordo più ampio, più sfuggevole, più preciso…”
Glenn Gould_ Le dernier puritain
“Qu’on le sache bien, une bonne fois pour toutes; je ne veux pas me civiliser”
Question d’hygiène intime:
Faut-il mettre la moelle de l’épée dans le poil de l’aimée?
Oh cavolo il mio scarno francheese è stato messo alle corde…
Avrei preferito che il signor Duchamp avesse detto direttamente:
“Should you put the hilt of the foil in the quilt of the goil?”
lui e i suoi mondi privati… ma non so di che parlo.
goil?
Was ist das?